La vulvodinia è una patologia caratterizzata da intenso bruciore/dolore nell’area vulvare. Se i sintomi sono localizzati solo al vestibolo vaginale viene chiamata vestibulodinia o vestibolite vulvare. La vestibulodinia è caratterizzata da infiammazione della mucosa vaginale, riguarda il 15% delle donne che si rivolgono al ginecologo ed è la forma più frequente di dolore vaginale. Ad oggi è ancora una patologia poco conosciuta infatti le donne che si rivolgono agli specialisti pensano siano le uniche ad avere questo disturbo per la difficoltà ad avere una diagnosi, che avviene con un ritardo di circa 4 anni. A causa della non conoscenza di questa patologia da parte degli specialisti, questa malattia tende a cronicizzare, diventando vulvodinia e a diventare una condizione invalidante che influenza e limita la quotidianità di chi ne è affetto. Al contrario, se la diagnosi è tempestiva si può raggiungere con più certezza la guarigione.
La vestibolite vulvare è un’infiammazione della mucosa del vestibolo vaginale, area cutanea compresa tra clitoride, parte interna delle piccole labbra, uretra ed imene. Le 3 caratteristiche principali sono rossore della mucosa vaginale, bruciore, soprattutto ad ore 5 e ore 7 (immaginando l’apertura vaginale come ad un orologio) e dolore durante i rapporti. Il dolore può essere spontaneo o provocato (ad es. dai rapporti sessuali).

PRINCIPALI CAUSE

Le cause della vestibulodinia sono molteplici e tendono a sovrapporsi quando diventa cronica.
La prima causa da menzionare è l’attivazione eccessiva dei mastociti, cellule deputate a difendere l’organismo attraverso il rilascio di sostanze dal loro interno, ma se la loro azione diventa esagerata può diventare dannosa scatenando infiammazione e moltiplicando le terminazioni nervose del dolore. Proprio queste ultime comportano iperalgesia e allodinia, ovvero un aumento sproporzionato della percezione del dolore. L’iperattivazione del mastocita può essere scatenato da infezioni vaginali ricorrenti, da stimoli meccanici come nel rapporto sessuale, da alterazioni ormonali, da cause alimentari (ad es. assunzione di zuccheri e lieviti), comportamenti errati come l’utilizzo continuo di saponi intimi o indumenti troppo stretti, dall’utilizzo di laser (ad es. per l’epilazione), ecc.
Un’altra importante causa della vulvodinia è l’ipertono dei muscoli del pavimento pelvico. L’ipertono muscolare può essere presente da prima della vestibolite per motivi congeniti, predisposizioni, alterazioni posturali, ecc. o essere conseguente al dolore vestibolare, come meccanismo di difesa al dolore. La contrattura perineale riduce l’introito vaginale e rende più difficoltosa la penetrazione durante i rapporti causando ragadi vaginali. Questa situazione è aggravata dalla scarsa lubrificazione che deriva da assenza di desiderio conseguente al dolore. La contrattura del pavimento pelvico riduce l’ossigenazione dei tessuti, creando zone ischemiche che comportano ulteriore dolore, in aggiunta, la contrattura stessa può diventare causa di dolore trasformandosi in mialgia. La contrattura muscolare può essere conseguenza di fattori urologici come cistiti, cistiti post coitali, cistite interstiziale, ecc., fattori ginecologici come infezioni vaginali, cicatrici (ad es. l’episiotomia), fattori colon-proctologici come la stipsi, presente in quasi il 50% delle donne con vulvodinia.
Infine, l’ultima causa di vulvodinia è l’iperattività del sistema del dolore. Come detto in precedenza, a livello periferico si innesca la proliferazione delle terminazioni nervose che possono comportare neuropatia. A livello centrale, l’aumento dei segnali dolorifici riduce la soglia del dolore. Il dolore aumenta anche a causa dell’ansia e della depressione conseguenti alla vulvodinia.

LA RIABILITAZIONE DEL PAVIMENTO PELVICO

Dalla vulvodinia si può guarire ma i tempi di terapia sono differenti in base ai tempi trascorsi per avere una diagnosi. La terapia deve riguardare tutte le cause che hanno potuto scatenarla ed include la riduzione dell’iperattività del mastocita, il trattamento farmacologico per la modulazione del dolore e il trattamento della muscolatura perineale contratta.
Per quanto riguarda l’attivazione del mastocita si agisce sulla prevenzione delle infezioni vaginali recidivanti, sul trattamento della stipsi, con le norme comportamentali riguardo l’igiene intima, con l’utilizzo di indumenti che non costringano la zona vulvare, e quando necessario, con l’astensione dai rapporti sessuali. In aggiunta vengono prescritti farmaci specifici, come l’amitriptilina, che riducono la degranulazione dei mastociti. Per la modulazione del dolore vengono prescritti dai medici specialisti farmaci antidepressivi triciclici o anticonvulsivanti.
Il ruolo del fisioterapista è fondamentale per ridurre l’ipertono della muscolatura del pavimento pelvico. Il fisioterapista effettua, a seguito della valutazione, manipolazioni interne per trattare i trigger points della muscolatura contratta per normalizzare il tono muscolare, per migliorare la vascolarizzazione, per aumentare il rilassamento, ecc. Si insegnano esercizi di respirazione, di stretching della muscolatura interessata, esercizi di rilassamento attivo, ed automassaggio da fare a casa, se necessario si suggerisce alla paziente l’utilizzo di dilatatori vaginali. Il fisioterapista può avvalersi di apparecchiature elettromedicali e dispositivi che possono essere di supporto come il biofeedback, per migliorare la presa di coscienza della muscolatura perineale, la radiofrequenza, che permette una biostimolazione dei tessuti, la TENS, correnti interferenziali e TTNS come correnti antalgiche.
Viene anche consigliato, in associazione alla cura farmacologica e fisioterapica, un percorso di psicoterapia come supporto psicologico per riuscire a gestire la malattia, il rapporto col partner e migliorare la propria sessualità.

Dott.ssa Cinzia Romagnoli

BIBLIOGRAFIA

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